L'Umiltà


L'umiltà è la madre di tutte le virtù, è il riferimento invisibile della felicità umana, ecco perché è importante praticarla e trasmetterla alle nuove generazioni.
Essere umili non significa disprezzare se stessi o fare i falsi modesti, come qualcuno potrebbe essere tentato di pensare, significa invece riconoscere e vivere la propria dignità e le proprie responsabilità; significa anche non avere atteggiamenti superbi, non sentirsi autosufficienti, non autocompiacersi e vantarsi per le doti che si hanno o per le opere buone che si compiono, non essere pieni di orgoglio perché all'orgoglio si associa l'ingratitudine.
Essere umili significa anche riconoscere la propria fragilità, perché noi uomini siamo e resteremo "vasi di creta".
Umile non è chi si macera nei propri errori e si dispera, ma chi riconosce questi errori, chi riconosce di essere bisognoso di misericordia.
Dove c'è umiltà, c'è carità, perché l'umiltà è relativa all'amore. Umile è colui che serve, e lo fa lì dove si trova, tra le persone che la vita gli ha messo accanto, e lo fa con gesti di dedizione concreti, cure e premure quotidiane che possono anche essere piccole e quindi sembrare banali, ma che in realtà sono fondamentali e sostengono la vita.
Purtroppo oggi l'umiltà non ha vita facile, perché si deve confrontare con un principio che oggi è quasi una parola d'ordine: l'autorealizzazione. Questo principio rende tristi e infelici, e impedisce alle nuove generazioni di scoprire il senso di forza e di maturità che c'è nel dare e nell'aiutare gli altri, nella bellezza e nella felicità che si prova quando si spendono le nostre qualità migliori per rendere felici gli altri e quanto dopo ci si senta realizzati, sereni e soddisfatti.