Il Perdono


Il vero perdono è gratuito e senza condizioni, non è un atto di debolezza, anzi richiede molta forza interiore. Il perdono rende liberi e leggeri; perdonare è far prevalere il rapporto di grazia su quello di ritorsione. Perdonare significa trasformare il male subìto in occasione di un dono, esso non attenua la responsabilità di chi ha commesso il male, ma perdona ciò che non è scusabile, cioè il male commesso, che resta tale, come pure restano le cicatrici del male inferto. Il perdono non toglie l'irreversibilità del male subìto, ma lo assume come passato e, facendo prevalere un rapporto di grazia su uno di ritorsione, pone le premesse di un rinnovamento della relazione fra offensore e offeso. Il perdono, pertanto, si oppone alla dimenticanza perchè si può perdonare solo ciò che non è stato dimenticato. Il ricordo del male patito apre la via al perdono nella misura in cui elabora il senso del male subìto: noi umani infatti non siamo responsabili di avere ricevuto ingiustamente il male, ma siamo responsabili di ciò che facciamo del male che abbiamo subìto. Il ricordo può liberare l'offeso dall'istinto a riversare su altri il male che egli a suo tempo ha subìto e dietro all'atto con cui una persona perdona vi è già la guarigione della memoria, così il perdono guarisce non solo l'offensore, ma anche l'offeso. Il perdono precede e fonda il pentimento: quest'ultimo sorge solo dalla presa di coscienza di un amore unilaterale, gratuito ed incondizionato.