Le riflessioni di Titta Ballarò

Giombattista Ballarò è nato a Vittoria(RG) il 2 Ottobre 1951. Conseguito il diploma di Scuola Superiore, ha sempre prestato la propria attività in aziende commerciali, con mansioni direttive. È sposato dal 1972 con Carmela Minardo, con la quale sono genitori di Debora e Giuseppe che hanno dato loro 4 splendidi nipoti. Dal 2006 vive a Modica(RG).

Di seguito alcuni dei suoi scritti.
 
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04/01/2018 - LA TASSA SUI SACCHETTI BIODEGRADABILI

LA TASSA SUI SACCHETTI BIODEGRADABILI


03/01/2018 - COME SARA' IL 2018?

Ormai da tempo è prassi consolidata  bruciare i primi giorni d’ogni nuovo anno, oltre che a smaltire gli eccessi alimentari realizzati a cavallo dell’ultima settimana dell’anno vecchio ed i primi giorni del nuovo, a seguire (malgrado siano pochi disposti ad affermare che ci credono) gli oroscopi, gli astrologi e per non farsi mancare proprio nulla, i politici che non mancano un’occasione tanto ghiotta per vendere quel fumo che malgrado non riesca più a  fare abboccare molti pesciolini come un tempo, tuttavia, continua a mietere non poche vittime.

Ogni anno, i venditori di oroscopi, modificando le sorti dei diversi segni zodiacali, riescono a dare il dolce e l’amaro un po’ a tutti, magari profetizzando il peggio per alcuni mesi ma poi, bontà degli astri, tutto si aggiusta; gli astrologi, imperversano su tutte le reti televisive e con grande gioia dei teleascoltatori riescono a far sognare milioni di persone. Bravi, i sogni aiutano a vivere! I politici, dal canto loro, non avendo studiato astrologia, alcuni nemmeno altro, giocano la carta della ripresa, dell’uscita dalla crisi e delle riforme di cui se ne parla da anni ma non arrivano mai ad essere cantierate.

Credo, che per stabilire con senso di responsabilità se un anno possa essere peggio, meglio o identico a quello trascorso, siano necessari i presupposti e non gli oroscopi, le previsioni delle stelle o le promesse da marinaio dei politici.

Partendo da tale considerazione, il 2018 potrà essere migliore dell’anno precedente?

A me pare proprio di no!

Il debito pubblico continua a salire, i costi della politica e degli apparati burocratici continuano a mangiare risorse che andrebbero diversamente utilizzate; il numero dei parlamentari rimane vergognosamente il più alto d’Europa e i loro emolumenti i più sostenuti, il tasso di disoccupazione è spaventosamente alto soprattutto tra i giovani, le pensioni continuano ad essere di fame, il potere d’acquisto delle famiglie continua a scendere e la gente disperata continua a suicidarsi. Scusate se è poco, ma di fronte ad uno scenario di questo tipo, come si può essere ottimisti circa il nuovo anno?

O forse si, nel caso in cui gli astri prevedano un miracolo del Padreterno!


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Tratti da:
La penna di...
de "Il Quotidiano di Ragusa"


La penna di... - 05/11/2017
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01/11/2017 - MOLTI NON RISPETTANO I VIVI E…NEMMENO I MORTI !

Da alcuni anni, è diventata consuetudine per molti  recarsi al cimitero il giorno di ognissanti, anticipando d’un giorno per motivi lavorativi o familiari la commemorazione dei defunti.
Fin qui nulla da eccepire. A costo invece d’essere tacciato per polemico, non voglio esimermi dall’osservare come alcuni intendono oggi la visita ai propri cari defunti.
E’ evidente che molti abbiano confuso il cimitero come luogo d’una scampagnata:vedere girare migliaia di persone tra le tombe senza staccarsi un attimo lo sguardo o l’orecchio dallo smartphone è sintomatico a mio parere della dipendenza da questo giocattolo ma soprattutto della mancanza di rispetto per chi è passato a miglior vita.
E se si trattasse solo di ragazzini potrei concedere l’attenuante generica dell’immaturità ma purtroppo riguarda anche uomini e donne d’ogni età.
Ma se si è arrivati al punto di non riuscire a smettere di trastullarsi con il telefono neanche per qualche minuto, non sarebbe più educato che ci si astenesse di andare in certi luoghi che meritano compostezza e rispetto ?
E’ palese che nella società del nostro tempo non esista più rispetto tra i vivi ma sarebbe opportuno che si avesse almeno per i morti.

20/07/2017 - I vizi della nostra società

La generazione alla quale appartengo, in una percentuale elevatissima, tra i sedici e i diciotto anni prendeva il vizio del fumo ed in molti casi ciò avveniva perché faceva sentire più grandi di quanto si fosse e stupidamente si pensava che una sigaretta tra le dita conferisse una potenziale maggiore capacità d’attrazione rispetto alle ragazze che si tentava di approcciare.

Altri tempi, altra società ma direi anche altro Stato. Quarant’anni fa, infatti, divenuti dipendenti del tabagismo si arrecava danno solo alla propria salute e, come si è scoperto più tardi, ancor di più a chi suo malgrado fuma passivamente.

Ma in Italia, man mano che si è andati avanti nel tempo, abbiamo avuto la buona sorte di portare al governo uomini sempre più furbi e meno attenti a quello che la loro irresponsabilità avrebbe creato nel tempo; col bel pretesto di scoraggiare le nuove generazioni ad acquisire questa pessima abitudine a fumare, hanno caricato tante di quelle tasse su questo prodotto da farlo diventare un bene di lusso. Tutti sappiamo però che la produzione e  la distribuzione dei tabacchi lavorati è gestita da una società dello Stato, che resosi conto che su questo vizio degli italiani si poteva far cassa, non sono mai andati oltre certe scritte sui pacchetti di sigarette che non sono servite a dissuadere dal fumare. Così come l’uso del codice fiscale per l’acquisto in macchinette automatiche, per evitare che i minori possano effettuare il prelievo, si è rivelato un rimedio all’italiana. I  minori continuano a fumare a dimostrazione che i provvedimenti assunti erano veri  panni caldi per malattie gravi. Anzi, questo nostro Stato, per nulla attento alla salute dei propri cittadini, al diffondersi delle sigarette elettroniche, ha subito pensato di varare una tassa che dissuada i fumatori pentiti all’acquisto; magari torneranno al tabacco con un recupero di entrate che non guasta mai!

Analogo discorso potremmo fare sull’uso dei superalcolici che mietono sempre più vittime, soprattutto giovani, perché se si fanno le leggi e poi non si mettono in moto i meccanismi per verificarne l’osservanza, ognuno per interessi propri, si crea gli strumenti per ovviare.

Ma quello che credo stia profondamente minando le basi per una società fatta di cittadini che vivano come nel passato di reddito da lavoro, sono le ludopatie.

Sempre più gente, forse stimolata dalla crescente disperazione, diventa vittima dei tanti giochi d’azzardo e diavolerie varie, prodotti e gestiti dallo Stato. E’ l’unico settore che non conosce crisi, anzi diventa sempre più remunerativo e sebbene anche qui esistono delle leggi che vietano l’utilizzo ai minori, oltre il 60% dei ragazzi al di sotto dei 18 anni, gioca quotidianamente a queste macchinette mangiasoldi. Penso che la responsabilità non vada attribuita ai gestori dei locali che non osservano la legge in materia, bensì ad uno Stato sanguisuga ed ipocrita che sa quale rovina sta producendo nella società e fa finta di non sapere o non capire. Se volesse davvero ridimensionare il problema, attiverebbe dei controlli seri che contrasterebbero il grave fenomeno. Ma conviene rinunciare a questa manna che piove dalla rovina di tante famiglie?

Se chi governa avesse la visione dello Statista, sarebbe certamente convinto dell’opportunità di tutelare le nuove generazioni da patologie che avranno riflessi negativi sull’intera società per la formazione di uomini con visioni distorte rispetto a quelle che sarebbe auspicabile che avessero, ma di questi tempi, in Italia non abbiamo il privilegio di vantare la presenza di Statisti, per cui le prospettive di questa povera penisola sono già scritte.


10/07/2017 - Essere o avere?

Nelle società civili dei nostri tempi sono tanti, troppi i problemi che rimangono irrisolti per ragioni diverse, a partire dall’incapacità di molti di noi di sapersi adeguare al cambiamento di situazioni che imporrebbero brusche frenate al nostro modo di vivere, pensando che se non correggono il tiro gli altri, siamo legittimati a continuare sul percorso di sempre.

E invece, molto dipende da ciascuno di noi! Dovremmo stabilire se vogliamo “essere” o “avere”.

Credo di non sbagliare se rilevo che nella stragrande maggioranza dei casi le società cosiddette evolute abbiano scelto di vivere per avere, spesso con ogni mezzo, compresi quelli illegali.

Oggi, la tendenza più diffusa è quella di diventare qualcuno che riesca a costruirsi un patrimonio solido, più consistente possibile e non importa se per realizzare il progetto è necessario mettere da parte principi o calpestare la dignità dei nostri simili, ciò che importa è ammucchiare capitali, convinti che il perseguimento di quest’obiettivo ci renda uomini di prestigio.  Se così non fosse, ci sarebbero in giro molti lestofanti di meno, uomini senza scrupoli che pur di far soldi ricattano, imbrogliano, trafficano in ogni campo, disposti persino a commettere delitti pur di raggiungere posizioni economiche che diversamente non potrebbero traguardare.  Questa diffusa concezione della vita oltre che essere profondamente sbagliata sotto il profilo morale, risulta avvilente e nemica per la costruzione di società che volessero ispirarsi ai valori dell’essere piuttosto che dell’avere.  Una società non condizionata da concetti capitalistici mira a far crescere i propri uomini in termini culturali, li prepara ad una concezione di società equa e solidale, fa crescere quelle menti che domani governeranno con saggezza ed onestà la società futura e che per questo e non per la loro ricchezza economica saranno annoverati negli annali della storia.
I ricchi, spesso divenuti tali per le loro scelleratezze, faranno magari parte di qualche classifica nazionale per la propria ricchezza che non interessa nessuno ma certamente non passeranno alla storia per i loro averi.  A meritare la futura memoria saranno gli onesti, le persone giuste e solidali, coloro che potranno realizzare il cambiamento in positivo delle società grazie alla loro conoscenza ed al rispetto dei loro simili. Tutti gli altri, ammalati di ricchezza come se non dovessero mai morire, cadranno nell’oblio il giorno stesso della loro dipartita.


05/07/2017 - Come definire la società in cui viviamo

Senza nutrire neanche lontanamente l’ambizione di attribuire carattere sociologico alla presente nota, mi piace interrogarmi, con la speranza che lo possano fare anche altri, sulle caratteristiche dell’attuale società e sui probabili motivi che ne hanno determinato tale condizione. Generalmente, ogni cittadino auspicherebbe di vivere in un contesto sociale a misura d’uomo, una realtà nella quale ciascuno assolva ai propri doveri ed al contempo non veda calpestati i propri diritti da quei soggetti che sono stati individuati democraticamente(eccezion fatta per le lordure prodotte dal porcellum) per rappresentare a livello istituzionale le istanze dei rappresentati e promuoverne la crescita culturale ed economica .Questo legittimo desiderio dei cittadini è sempre più deluso, come dimostrano fatti recenti e remoti dei nostri rappresentanti ad ogni livello, pertanto la prima affermazione che si può fare è che siamo mal rappresentati, non tutelati nella crescita culturale ed economica a cui ciascuno ambisce e scippati nel rispetto dei diritti che vengono quotidianamente calpestati mentre coloro che abbiamo delegato a rappresentarci, si arricchiscono e continuano a mettere ulteriormente in ginocchio un popolo che è al bivio tra disperazione e fallimento.

Un altro aspetto che nella nostra società ci ridicolizza sempre più è quello che, strada facendo, la maggior parte dei nostri connazionali(quelli non collusi con la malapolitica) ha perso il senso della ribellione, la capacità di organizzarsi, di fare gruppo per impedire che altri soprusi potessero essere perpetrati sulla loro pelle; questo rende in prospettiva difficile se non impossibile l’eventualità d’un cambiamento in direzione di quanto previsto dal ruolo di rappresentante politico e/o istituzionale, poiché, da furbacchioni quali sono, questi ultimi hanno da tempo capito che stante l’attuale situazione, nulla li potrà rimuovere dai loro posti e potranno continuare a farsi i loro porci comodi. In questo hanno ragione, perché è risaputo che le guerre si vincono con gli eserciti, e noi italiani da tempo, non riusciamo a formare nemmeno uno squadrone, perché siamo individualisti, malpensanti e poco capaci nel realizzare che il gioco al massacro concretizzato dalla nostra classe politica non possa, non debba continuare oltre. La seconda affermazione che si può fare quindi, è che siamo diventati un popolo incapace di ribellarsi alle iniquità, ai soprusi, alla tendenza sempre più diffusa di prenderci per quella parte del corpo dove probabilmente non avvertiamo più dolore ma sensazioni di piacere. Potrei fare qualche altra considerazione ma probabilmente nel dilungarmi correrei il rischio di annoiare, pertanto concludo dicendo che la nostra società è una realtà che non ha i presupposti per far vivere decorosamente i propri cittadini per l’arroganza d’una classe dirigente che non ha gli attributi per intervenire dove dovrebbe; in tal modo, avremo sempre più poveri e ricchi sempre più ricchi poiché questi ultimi continueranno a realizzare affari, anzi imbrogli , con i loro compari che hanno aiutato ad occupare i posti di potere; poiché ormai hanno buttato via le maschere, continueranno a rubare senza ritegno, consapevoli che le loro vittime, mormoreranno ma nulla di più riusciranno a fare. E noi cittadini? Continueremo, nei bar e nelle piazze, a dire che non se ne può più, che siamo messi male come non mai, che nessuno pensa a risolvere i nostri problemi, ma alla fine, non riusciremo ad andare oltre le esternazioni, legittimando la frase: ogni popolo ha il Governo che si merita.

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Tratti da:
La penna di...
de "Il Quotidiano di Ragusa"